Click
Sto in un paesino in Veneto, praticamente disabitato. Raramente si odono voci umane, perlopiù ci sono canti di uccelli e ronzii di insetti, concentrandomi sono riuscito a sentire anche il leggero zampettio di una formica su di un sottile stelo d'erba verde. C'è il vento ma non fa rumore, o meglio, si insinua nelle fessure naturali dell'ambiente e canta.
Ci sono poi le nubi che avvolgono le cime della montagna appena davanti all'appartamento in cui mi trovo, non mi sono mai chiesto che suono abbiano, solitamente precedono temporali, con lampi e tuoni, chissà se è il loro modo di comunicare, probabile.
Ho con me la Nikon, strano come appena metto piede fuori Roma tutto mi sembra più colorato. In realtà non è così strano.
Due click e finisco il rullino, il primo è andato. Ho fotografato la mia macchina nel piazzale davanti all'appartamento, da sola, ferma, guarda a valle, è una grande compagna, forte nonostante l'età, ho in mente un progetto con lei, glielo vorrei far capire, secondo me le piacerebbe molto, un'avventura di quelle che abbiamo sempre sognato.
Sto aspettando qualcosa per quest'ultimo scatto, in realtà ho un altro rullino come me, ma non so perché questa volta ho il dito leggero.
È un rullino misto, è in macchina da un pò, forse qualche mese, ha scatti occasionali e di vita quotidiana, così almeno ricordo, si perché non posso riguardare ciò che ho catturato, almeno fino allo sviluppo. Forse questo non sapere o non ricordare cosa ho scattato mi sta portando a romanticizzare quest'ultimo click, come se volessi chiudere con un senso. Chissà cosa scatterà la macchina, chissà cosa vorrà catturare l'occhio dietro.
C'è un gallo che ogni giorno canta le tredici, meglio del campanile della chiesa che purtroppo è chiusa, forse per questo si è preso l'onere e l'onore. Certo c'è anche qualche zanzara, mi chiedevo tempo fa come fosse moralmente visto ucciderle, l'ho sempre fatto e continuerò, potrei stare qui a spiegare perché ho preso questa decisione, ma mi limiterò a dire che siamo tutti fratelli e sorelle finché non vieni a ciucciarmi il sangue, letteralmente.
Perché ho scritto questo? Intendo il testo.
Sono seduto su un muretto in pietra che cinge un piccolo cortiletto con degli alberi robusti che fanno ombra e creano una situazione molto calma e tranquilla, mi piacerebbe sapere di che alberi si tratta, o forse no, anzi direi di no, i nomi, le etichette, senza averle ci sembra che nulla possa esistere.
Davanti a me ho le cime delle montagne che piano piano le nubi stanno coprendo, sta cadendo la prima pioggia, quella leggera, non credo durerà.
Sono stato del tempo in silenzio a guardare le nubi avvicinarsi, cullato dal canto degli uccelli. Ero sveglio. Poi mi sono reso conto che non stavo pensando, ero in uno stato di quiete tale da essermi scordato di pensare. E così mi sono addormentato e ora ero nuovamente nel mondo delle definizioni.
Allora ho pensato che non stessi pensando e questo pensiero mi ha portato a pensare che il pensare è qualcosa che, troppo spesso, ci filtra l'esperienza.
Click.


